About Me

Marcella Giulia Pace insegnante di scuola primaria, è nata a Ragusa nel 1975.

 

Il suo interesse per l’astronomia e i fenomeni ottici atmosferici (fotometeore) nel tempo la porta a creare un sito di divulgazione scientifica (www.greenflash.photo) con circa 1000 tra immagini e video di fotometeore anche rare, osservate in tutta Italia e soprattutto sui monti Iblei (Rg) e sulle Dolomiti in Cadore, paesaggi scelti per la grande diversità orografica, climatica e di luminosità diurna e notturna, oltre che per la loro posizione alle due latitudine estreme dell’Italia.

 

Nel 2011 riceve dal Ministro della Pubblica Amministrazione il premio nazionale per l’innovazione nella didattica nelle scuole “Innovascuola”.

 

Nel 2015 la sua foto “Moon and Antelao” rientra nella Shortlist del concorso fotografico del Royal Museum of Greenwich “Astronomy Photographer of the Year”, che seleziona da tutto il Mondo le migliori astrofotografie dell’anno. La foto fu poi anche pubblicata all’interno del volume “Astronomy Photographer of the Year 2015” edito dal Royal  Observatory of Greenwich in collaborazione con la BBC, il sito fotografico Flickr e la casa editrice Collins ed esposta all’interno dell’Osservatorio Astronomico di Greenwich. La stessa foto, diventerà l’immagine del mese di dicembre del calendario dell’osservatorio astronomico di Greenwich del 2017.

 

Nel 2016 espone le sue foto in una mostra personale a San Vito di Cadore (Bl), con più di 100 foto di fenomeni ottici atmosferici da tutta Italia. L’evento è stato la prima mostra in Italia completa di video dedicata alle fotometeore.

 

Il lavoro di divulgazione attraverso video e fotografia prosegue negli anni successivi e molte sue immagini vengono pubblicate dalle maggiori riviste di astronomia nazionali (Colelum Astronomia, Nuovo Orione e Le Stelle, Focus) e internazionali (Astronomy Now, Sky and Telescope) oltre che da siti di primaria rilevanza scientifica come quelli di Spaceweather, di USRA e della NASA.

 

Nel 2016, documenta la visibilità dell’arcipelago maltese dalla provincia di Ragusa e le sue immagini e i suoi filmati vengono trasmessi dalla TV nazionale maltese che, nell’interviste,  definiscono i suoi lavori come le prime riprese dell’arcipelago maltese dagli iblei.

 

Dal 2017 entra a far parte del consiglio direttivo del CISA (Centro Ibleo Studi Astronomici), delegazione UAI (Unione Astrofili Italiani) per la provincia di Ragusa, che si prefigge di promuovere attivamente l’astronomia in provincia di Ragusa, contribuendo con conferenze sull’ottica atmosferica.

 

Nel settembre 2018 la NASA pubblica una sua immagine che riprende la Luna che tramonta accanto al cratere attivo di sud-est dell’Etna.

 

Nel 2019 la rivista nazionale “Nuovo Orione” pubblica il calendario con le sue immagini: 12 foto che raccontano il cielo delle Dolomiti e degli Iblei.

 

Per il solstizio d’estate del 2019, la NASA pubblica il suo lavoro sull’Analemma solare, un lavoro selezionato per la sua valenza didattica e per la singolarità nel realizzare un “Analemma al tramonto”.

 

Il 31  Maggio 2020, le sue foto del Raggio Verde ripreso sulla Sole, sulla Luna e sui pianeti, diventa foto del giorno della NASA

 

Per deformazione professionale, coniuga sempre la sua passione per le fotometeore alla sua professione, incentrando i suoi lavori sul valore didattico, divulgativo e di originalità,  cercando di cogliere ciò che ancora non è stato mai prodotto, semplificando per renderlo alla portata di tutti.

Componente dei Pictores Caeli è un gruppo di astrofotografi nato per condividere idee e suggerimenti sull’astrofotografia. L’obiettivo è l’unione delle reciproche competenze tecniche e artistiche per sviluppare immagini di alta qualità, certificate da un marchio condiviso.

Lo scopo di Pictores Caeli è restituire il senso di meraviglia che si prova al momento dell’osservazione e dello scatto, raccontando attraverso il mezzo fotografico eventi siderali, contrasti tra elementi architettonici e naturali, e stimolando suggestioni che vanno oltre l’oggettività fenomenica.

Seppur una lente e un punto d’osservazione determinino una interpretazione della realtà, Pictores Caeli segue un protocollo condiviso allo scopo di non alterare il dato scientifico, utilizzando e sperimentando le migliori tecniche di ripresa e post-produzione.

La fotografia per Pictores Caeli è concepita come una forma d’arte, e rappresenta un momento di contemplazione, crescita, conoscenza, ricerca, sperimentazione e condivisione.

Stefano De Rosa www.stefanoderosa.com
Dario Giannobile www.dariogiannobile.com
Giorgia Hofer www.giorgiahoferphotography.com
Marcella Giulia Pace www.greenflash.photo
Alessia Scarso www.alessiascarso.it

 

 

 

 

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Marcella Giulia Pace was born in Ragusa on the island of Sicily. 

She teaches at primary school in Cortina d’Ampezzo (Veneto).

In 2011, the italian Ministry of Public Administration presented her with an award for innovation in teaching.

She also produces videoclip for musicians and in 2011 worked as assistant director of the documentary “L’Ora di Spampinato” about a journalist from Sicily who was assassinated in 1972.

She pursues various passion which are remote from each other only at cursory glance: astronomy, mountains, music,optical illusions as well as skill and logic games.

Her pictures are regularly published by Italian and international astronomy magazine ad website, including “Sky and Telescope”, “Nuovo Orione”, “Coelum Astronomia” and “Astronomy Now”.

In 2015, her pictures “Moon and Antelao” was selected by the Royal Museums of Greenwich for the “Astronomy photographer of the Year 2015” competition.

It was also displayed at an exhibition in Royal Observatory Greenwich and included in a book published by the Observatory in collaboration with the BBC and Collins.

In 2016 he produced a personal exhibition ( in San Vito di Cadore – Belluno) about the atmospheric phenomena. The first show in Italy also includes videos that document these phenomena.

On the one hand, her pictures are primarily a testimony to the beauty with nature presents us every day.

On the other, they remind us of the fallacies of our own sight, which too often falls victim to increasingly aggressive attacks on our attention in the moment we living in, too distracted to catch the beauty of the things (and probably persons) surrounding us.

 

 

 

PUBLICATIONS:

  • 2016: Mostra personale presso Asilo Vecio di San Vito di Cadore (Bl):

UAI ( Unione Atrofili Italiani)

Il Gazzettino 

Corriere delle Alpi

 

 

  • OPOD:

Green Flash

CD Sun Circles

Iridescent Cloud

 

  • EPOD:

Iridescent Cloud at Sunrise (Viewer’s Choice July 2017)

Rainbows in Vajont ( in collaboration with “Picoters Caeli”)

Volcanic Sunset Near Mount Etna

Silhouettes of Mount Pelmo Made by the Setting Sun

Halo Display Observed Over the Dolomite Alps

Sun Pillar

Sunset Trace during the equinoxes (Viewer’s Choice June 2019)

The Synodic Month of August 2019 (Viewer’s Choice September 2019)

Ancient Tree and Pareidolia

Paraselene and Pooch

Path of the Sun on the Days of the Equinox and Solstice

Lunar Libration Observer

Antcrepuscolar Rays and Alpenglow

  • APOD

Moon behind Lava Fountain

Sunset Analemma

Green Flash on Son, Moon and Planets

Moon Pairs 

 

  • SPACE WEATHER :

Donald Duck Mirage

An x in the Sky

  • EartSky:

Thin Crescent Moon

Solstice 20 June 2020

Old Moon and Young Moon

  • OTHER

La Repubblica

La Sicilia

Il Mattino

Sky Tg24

Ansa (1) Moon and Antelo

Ansa (2) Wheel’s Issione

ANSA (3) La Luna e l’Etna

Focus

Scientific American

UAI

Il Messaggero

TGcom24

The Indipendent

EarthSky

Severe Wether Europe

AGI

 

 

 

Altri link:

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Interviste

 

  • Intervista per Bianca Magazine (Agosto 2020)
    1. Come nasce la tua passione per l’astrofotografia? Ricordi il tuo primo scatto?

     

     

    L’astrofotografia è un mio modo di osservare il mondo, non diverso dal mio modo di osservarlo anche senza strumenti fotografici, una mia passione che accompagna il mio viaggiare su questa navicella azzurra che vaga nello spazio. Ho da sempre avuto uno sguardo attento alle cose della Natura, alle forme con cui si presenta, viventi o inanimate, amo osservare e pormi domande, cercando di comprendere relazioni dove apparentemente v’è quanto la nostra distrazione liquiderebbe come ordinaria quotidianità. E invece, per dirla con Amleto, ci sono più cose in cielo e in terra, di quante non ne si possa sognare. Cerco di vivere prestando attenzione a non turbare l’equilibrio perfetto che la Natura, a fatica, cerca di mantenere.

    Un occhio che ascolta riesce a parlare attraverso le immagini, che a loro volta riescono a riprendere ciò che non è sempre alla “portata della vista”, facendone intuire sapori e profumi, anche quando non si fotografano dei fiori. Io mi diverto a fare della fotografia una proiezione di tutti i sensi, cercando di far trasmettere alle mie foto anche il senso della responsabilità verso ogni forma di vita. Non sempre ci riesco, ma questa è la mia poetica e ciò a cui tendo.

     

    Considero la macchina fotografica come una protesi dei miei occhi, uno strumento di espansione del mio sguardo utile a cogliere aspetti della Natura insoliti, non perché necessariamente rari, ma perché rari a vedersi per mera disattenzione, pur mostrandosi sotto gli occhi di tutti, come un arcobaleno invertito o le nuvole iridescenti. La macchina fotografica può fermare la luce, congelare il tempo, racchiuderlo in un unico scatto che racconta delle meccaniche celesti, come ad esempio accade con l’analemma del Sole o con la rotazione della Terra impressa sul disco lunare.

     

    Documentare e rendere fruibile per scopi anche didattici tutti questi aspetti, è un’altra cosa che curo, forse per via di una deformazione professionale cui lascio volutamente un guinzaglio lungo.

     

    Non ricordo con esattezza il mio primo scatto, perché ebbi la mia prima macchinetta fotografica quando avevo 8 anni. I miei genitori me la regalarono perché fotografassi le Dolomiti quando, in estate, mi mandavano in vacanza nelle colonie dell’ENI a Borca di Cadore.

    Sicuramente avrò fotografato qualche vetta di quelle incantevoli montagne, che da sempre, silenti, mi raccontano storie che mi hanno accompagnato poi durante tutta la mia vita.

    Lo scatto invece che identifico come l’inizio del mio riconoscermi come “astrofotografa” risale al 2009, quando notai per la prima volta l’alone Solare sul cielo del bosco della Ficuzza in provincia di Palermo. Rimasi molto affascinata, colpita, incuriosita da quel fenomeno e volli approfondire la causa della sua formazione. Scoprii che si trattava di un fenomeno riconducibile a quelle che vengono definite “Fotometeore” e che esistevano altri tipi di fenomeni che facevano parte della famiglia degli arcobaleni. Iniziai così a notarli, documentarli e catalogarli sul mio sito che curo con cadenza quasi quotidiana, www.greenflash.photo

     

    1. Sei in grado di fotografare il “quasi invisibile”. Cosa occorre per farlo?

     

    Niente è del tutto visibile. Come dicevo, amo muovermi dove la mente automatica non indugia. Molte delle mie foto colgono quello che  tanti non vedono ma che è sotto gli occhi di tutti.

    Siamo abituati a riconoscere ciò di cui abbiamo esperienza. Se abbiamo fatto l’esperienza dell’arcobaleno, lo riusciamo ad individuare facilmente anche al punto di prevederlo.

    Durante la formazione di un alone solare, mi è capitato di invitare alcuni amici presenti ad osservarlo. Credevo che bastasse indicarlo ed invece, nonostante i miei sforzi, i presenti faticavano ad individuarlo. Poi però, una volta notato, non lo persero più di vista e si ritrovarono a riconoscerlo successivamente anche da soli in altre occasioni. Ciò si spiega perché guardiamo solo ciò che riconosciamo e quasi sempre ignoriamo tutto il resto. Bisognerebbe invece stropicciare la vista e aspettarsi la novità, il non ancora visto: è lì che inizia il divertimento!

     

    1. Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere questa attività?

     

    Di muoversi in maniera anticiclica rispetto alle abitudini della gran parte del proprio prossimo, ma anche rispetto anche alle proprie abitudini. Solo andando dove non si è mai stati prima e in orari e con strumenti inusuali si può mantenere vivo il proprio interesse e la propria curiosità.

    Mi capita spesso di ricevere richieste di informazioni sulle mie foto e mi vengono poste domande che non li aiutano. Ad esempio, la classica domanda riguarda i dati di scatto. In realtà non è quella la parte importante del lavoro dietro la foto. Dietro la gran parte delle mie foto c’è uno studio preliminare che riguarda la posizione degli astri. Si tratta di dati astronomici per i quali esistono software, anche poco costosi, ma per i quali è necessaria qualche informazione almeno di base di geografia astronomia, di meteorologia…

     

    1. Raccontaci l’emozione di vedere i tuoi scatti, per ben tre volte, selezionati e pubblicati dalla NASA.

     

    Se scatto e pubblico le mie immagini sui social è perché è mia intenzione divulgarle ad un vasto pubblico. L’approvazione della NASA verso i miei lavori è per me una sorta di patente che mi autorizza a proseguire in questo impegno, perché mi aiuta a sentire l’utilità del mio contributo, anche in chiave didattica. A parte la “breve notorietà” è sorprendente ricevere richieste da docenti di varie università del mondo che chiedono di utilizzare le mie foto sui loro testi universitari.

    È bello avere riscontro anche attraverso confronti con appassionati come me di ogni parte del mondo, che mi contattano per scambiare opinioni.

     

    Il lato meno piacevole, per altri aspetti, è che spesso il soggetto ritratto in foto passa in secondo piano, la notizia finisce con l’essere, a seconda: la fotografa, l’italiana, la siciliana, la ragusana, la maestra che fa foto, lo stupore per la pubblicazione di un ente importante come la NASA che si interessa alle foto e le pubblica, sottacendo del raggio verde ad esempio, che è il vero protagonista della foto, consegnatosi al mio obiettivo perché io poi lo mostrassi a chi si fosse perso questo spettacolo offerto dalla natura.

     

    1. Con quale predisposizione d’animo guardi il cielo?

    Purtroppo (o per fortuna) ho una buona conoscenza (per quanto mai soddisfacente) della meteorologia e del firmamento. Questo fatto, se da un lato mi aiuta a indovinare alcuni eventi e fotometeore, quali gli aloni solari o le nuvole mammatus, dall’altro, mi spinge ad alzare continuamente l’asticella del mio stesso stupirmi, che poi è la molla che mi muove ad alzarmi all’alba o a studiare fino a notte fonda.

     

    1. Sei riuscita a fotografare il raggio verde. Cosa ti ha spinto a farlo e quanto è stato difficoltoso?

     

    Osservo tanti tramonti, mi sorprende sempre vedere come la rifrazione deformi il disco solare quando è prossimo al tramonto, come lo scattering ne varii la colorazione, dal giallo all’arancione al rosso, al viola. Tutto ciò rende ogni tramonto imperdibile e sempre differente. Conoscevo il fenomeno del raggio verde, l’ultimo lembo di del Sole che si tinge di verde, come l’ultimo saluto prima di lasciare posto alla notte, l’ultimo regalo da spacchettare per chi si soffermi ad osservarlo e uno dei fenomeni ottici atmosferici più leggendari e ricercati. Ne ho ripresi molti osservando albe e tramonti sulla costa ragusana ma non mi era capitato mai di riprenderli sulla Luna e addirittura sui pianeti Venere e Mercurio. Dopo tanti tentativi, nel tempo, son riuscita solo qualche mese fa a catturarli nella foto che la NASA ha scelto come APOD (Astronomy Pictures of the Day), una foto di saluto al Sole che non sta andando via, ma sta solo sorgendo da un’altra parte, un piccolo prestito al resto del mondo che ci viene restituito ogni giorno, ma sempre diverso, se solo riusciamo a porre sufficiente attenzione.

 

 

  • Intervista per “Nuovo Orione” Mese dicembre 2019

    Chi è Marcella Giulia Pace? Dove vive? Cosa fa nella vita?Sono siciliana, di Ragusa, sono un’insegnante della scuola primaria, presto servizio a Cortina d’Ampezzo in uno scenario naturale fantastico, ho molti interessi, ma l’astrofotografia è quello sul quale riverso la gran parte delle mie energie, al di là del lavoro e della vita privata.

     

     

     

     

     

    Sei sposata, fidanzata? Sei una sportiva?

     

    Costringo il mio fidanzato a dividersi tra la Sicilia e Cortina! Non amo gli sport in quanto tali, ma amando molto la Natura, ho avuto la fortuna di praticare soprattutto attività all’aria aperta, quali l’arrampicata, che ho praticato a livello agonistico tanti anni fa, e l’alpinismo. Adoro andare in escursione e scoprire nuovi paesaggi, ma non solo per motivi fotografici.

     

     

     

     

    Vedo che insegni in una scuola primaria, addirittura a Cortina d’Ampezzo, a migliaia di km dalla tua casa natia …

     

    Sì, Cortina d’Ampezzo è lontana da quel che considero “casa”, ma vivere tra le montagne è stato un mio grande desiderio da sempre. Tra l’atro frequento questi luoghi fin da bimba, quindi qualche anno fa ho fatto di tutto per capitare proprio qui.

     

     

     

    Ti ricordi quando hai visto le prime stelle in cielo? ti hanno indicato loro la strada per i tuoi studi e per il tuo futuro?

     

    Per lungo tempo non ho mai considerato il cielo come oggetto di interesse fotografico, un po’ come tutti sono rimasta affascinata e stupita dalla notte stellata, ma il mio interesse vero è stato più verso la Natura e la sua complessità che verso le stelle come oggetto specifico di attenzione.

     

     

     

     

    Hai scelto di osservare tutti i fenomeni atmosferici della volta celeste, e ogni volta li registri in una fotografia che potrebbe essere cruda, invece riesci a farci gustare la bellezza e l’estetica …

     

    Mi rendo conto di venire colpita da aspetti che altri considerano invisibili o collaterali, un po’ ne rido e ne ridono le persone vicino a me. La prima volta che notai un alone solare mi trovavo in escursione sulle Madonie, in Sicilia, e ne rimasi molto impressionata. Nei giorni successivi cercai spiegazioni sul fenomeno e mi trovai a navigare sul fantastico sito www.atoptics.co.uk del Prof. Les Cowley, uno dei maggiori esperti mondiali di fenomeni ottici atmosferici, che raccoglie tutti i fenomeni ottici atmosferici ripresi e segnalati a Les da tutto il mondo. Sul sito trovai spiegazioni non solo sull’alone ma anche su molti altri fenomeni davvero insoliti e per me sconosciuti. Da allora posi sempre maggiore attenzione al cielo diurno, prendendo l’abitudine di scrutarlo in ogni quadrante, riuscendo a collegare le condizioni meteo alla previsione del loro apparire in cielo, scorgendone moltissimi da nord a sud Italia, alcuni anche rari e tutti catalogati nel mio sito www.greenflash.photo. Non c’è riposo però per i ricercatori di fotometeore, ogni momento può essere buono per osservare il cielo, sia di notte che di giorno, soprattutto con le nubi.

     

     

     

     

    La fotografia del cielo e quella astronomica sono sempre state una tua passione?

    La fotografia è stata sempre una mia passione, la prima cosa che comprai con il mio primo stipendio del mio primo lavoro fu proprio una reflex analogica, avevo 19 anni . Prima mi arrangiavo a fotografare con macchinette compatte analogiche che ancora conservo dentro un cassetto.

     

    I miei scatti erano principalmente di paesaggio o natura, con particolare attenzione per i giochi di ombre. Portavo a sviluppare mensilmente i miei rullini rigorosamente dal mio amico fotografo Stefano, che, quando ritiravo le foto, si complimentava per alcuni e discuteva con me su quelli che avevano tecnicamente una inquadratura sbagliata. Uscivo dal negozio con il mio mazzo di foto, sempre contenta e sempre con qualche utile suggerimento in più, e immancabilmente Stefano mi salutava con un “Comprati una reflex!”. Poi, con la reflex analogica, non realizzavo foto astronomiche, mi sembravano troppo complesse da ottenere e preferivo consumare i miei rullini con le foto di paesaggio. Dopo pochi anni passai dall’analogico al digitale. Inizialmente non ne colsi le opportunità e proseguii a scattare con la mia reflex che intanto, senza che me ne rendessi conto, stava diventando un cimelio, sopravanzata da macchinette digitali con sempre maggiore resa e bassi prezzi, anche di sviluppo. Per un lungo periodo, poi, ebbi come un blocco creativo, forse perché presa da altre cose, vivendo lontano da casa, lontano dal mio mentore fotografo. Lo rividi dopo qualche anno dopo per farmi suggerire l’acquisto di una compatta e mi suggerì una Canon SX 40 HS, alla qual rimasi fedele negli anni successivi, comprando i successivi modelli fino all’attuale SX 60 HS. Oggi posseggo anche una Reflex digitale. Fu proprio grazie all’avvento del digitale che tentai le foto notturne iniziando ad ottenere qualche buon risultato sfruttando al massimo gli strumenti a disposizione.

     

     

     

     

    La tua passione astronomica non è solo un hobby, ma qualcosa di più? Quanto tempo dedichi a quella altra metà del panorama che sta sopra di noi?

    Vivendo lontana da casa dedico alla fotografia molto del mio tempo libero. Tutte le sere o durante la notte capita spesso che esca a riprendere la Luna o una congiunzione che sfiora qualche vetta o si poggi su qualche tratto di costa, quando sono a Ragusa.

    Quando sono in Sicilia ho meno tempo per fotografare perché preferisco dedicare il mio tempo soprattutto ai miei affetti.

    L’aspetto positivo del vivere sola quando sono in Cadore è che, almeno, ho molto tempo libero e posso tranquillamente saltare un pasto perché magari in cielo ci sono dei cirri che promettono qualche formazione e quindi mi metto in posizione ottimale e attendo. Mi piacciono questi momenti di attesa, che vivo come premonizioni: ho il sentore che si presenterà un alone o un altro fenomeno magari più raro e spesso lo vedo mentre si forma, ne divento parte anche io.

     

     

    La tua carriera ti ha portato lontano dal mare di casa tua, raccontaci del tuo lavoro come maestra-astronoma vicino alle Dolomiti.

     

     

     

    Sono venuto a sapere che nel 2011 hai vinto il concorso “Innovascuola” indetto dal Ministero dell’Istruzione per l’innovazione didattica, un riconoscimento prestigioso …

    Sì, il montaggio audio-video è parte anche dell’attenzione verso la fotografia e per diversi anni mi son dedicata anche alle riprese e ai montaggi audio video. Queste conoscenze tecniche si sono rivelate delle utili risorse anche in ambito didattico e quindi è facile che sfrutti queste mie capacità di gestire immagini statiche e in movimento per creare lavori con i bambini, trasformandole in un supporto tecnico alla mia didattica. Ogni anno in qualche modo realizzo progetti che documento con dei filmati e questo, in particolare, piacque al Ministero che a quel tempo selezionava e premiava l’uso di didattiche innovative anche all’interno della scuola e così ricevetti a Roma, insieme alla preside dell’Istituto, un riconoscimento per la scuola, per me e per gli alunni e le altre colleghe coinvolte nella realizzazione di questo filmato in stop-motion.

     

     

     

    Gestisci personalmente il tuo sito web che contiene più di un migliaio di fotografie e di video di fotometeore (https://greenflash.photo) , ma è chiaro ed ordinatissimo! Come fai a organizzarlo così bene?

    Il mio sito è il porto di attracco finale di tutti i miei scatti. Ho scelto un certo ordine proprio per dare modo ai visitatori che si imbattessero nel mio sito di portarsi via qualcosa e magari ritornare ad approfondire, forse una deformazione professionale da insegnante. Oggi ho nuove esigenze e quando troverò il tempo necessario farò un restyling. Le immagini oggi sono davvero tante, quando iniziai usavo inserire qualsiasi fenomeno ripreso, anche in condizioni non ottimali o con deboli manifestazioni, avendo la specifica intenzione di catalogarli tutti indicandone data e luogo di scatto. Oggi vado facendo una progressiva selezione di questi scatti per lasciare di ogni fenomeno quelli più rappresentativi, più evidenti e con inquadrature più complete, continuando ad appuntare in un quadernetto tutte le restanti osservazioni più deboli.

     

     

     

    I tuoi scatti rappresentano le “fotometeore”; ci spieghi il significato di questa … parolona poco usata?

    Con il termine Fotometeore (in inglese Atmospheric Optics). si intendono tutti i fenomeni ottici che si manifestano nell’atmosfera, generati dalla luce naturale degli astri e dalla caratteristica che questa ha di riflettere di rifrangere etc e donare quindi al cielo svariate colorazioni. Un esempio classico di fotometeora è l’arcobaleno.

     

     

     

    Ormai le scoperte astronomiche si fanno con un lavoro di team; lo studio delle fotometeore può ancora essere condotto in modo solitario?

     

    Ribadisco che io sono una dilettante ancorché mossa da una passione sconfinata. Mi confronto spesso con Marco Meniero e quando abbiamo dubbi contattiamo i professori Les Cowley e Andy T. Young, sempre disponibili e preziosi nell’arricchire le nostre conoscenze. Conservo con cura tutte le nostre e-mail, di inestimabile valore.

     

    Lavorare in team può essere importante e anche divertente, ma il mio ruolo è solo quello di osservare e fotografare. Un’autorità scientifica come Les raccoglie le immagini che riceve e ne inferisce spiegazioni dettagliate della formazione di alcuni fenomeni. Mi è anche capitato di riprendere un fenomeno ottico-atmosferico per il quale Les mi ha spiegato che il fenomeno è ancora in fase di studio: si tratta dei Crown Flash o Jumping Sundog. Proprio riguardo questo raro fenomeno alcuni programmi televisivi, tra cui Science Channel, mi hanno chiesto di poter trasmettere il video che ho sul mio canale YouTube. Secondo l’idea che mi sono fatta, il Jumping Sundog dovrebbe essere catalogata tra le Elettrometeore.

     

     

     

    Hai raggiunto gli scopi che ti eri posta? Alcune delle tue immagini sono state premiate come OPOD (Optics Picture of the Day, www.atoptics.co.uk) e come EPOD (Earth Science Picture of the Day, http://epod.usra.edu) quindi cerchi  di divulgare il tuo lavoro …

     

    Esatto, oltre a raccogliere e catalogare con precisione tutte le mie fotometore osservate, le più rare e particolari le metto a disposizione di un pubblico più vasto attraverso questi canali di divulgazione come l’EPOD e come l’OPOD. Conosco molto bene il sito dell’OPOD e so cosa cerca esattamente Les per integrarlo. Mi è anche capitato di vedere foto in rete di questi fenomeni e di suggerire l’invio di questi scatti a Les.

     

    Quali sono state le novità di quest’anno? E cosa prevedi per gli anni futuri? Hai studi particolari da fare?

     

    Quest’anno, seguendo la stessa idea di riprendere lo spostamento del Sole lungo la linea dell’orizzonte, mi son dedicata a inseguire i tramonti sulla montagna davanti alla mia casa di San Vito di Cadore lasciando disegnare ogni giorno al Sole al tramonto il profilo del monte Pelmo, usando un filtro astrosolare. Lo trovo un lavoro affascinante e credo di volerlo proseguire, per quanto molto impegnativo. Mi piacciono anche le silhouette all’interno del disco Solare o Lunare, conto di fare questo genere di riprese che richiedono comunque ulteriori studi e, mi piacerebbe anche realizzare progetti coinvolgendo i miei alunni.

     

     

    Sembra che non ci sia fenomeno atmosferico che tu non abbia fotografato …

    Infatti sembra, ma in realtà ne mancano ed in particolare spero di avere nuovamente il tempo per appostarmi sulla costa di Reggio Calabria per qualche settimana e tentare di osservare e documentare il fenomeno della Fata Morgana che ad oggi è stato documentato solo attraverso scritti o rappresentazioni grafiche (uno di questi è presente all’interno del Palazzo del Comune) ma nessuno è ancora riuscito a documentarlo attraverso video o foto. Tutto ciò che è presente in rete rappresenta miraggi inferiori della costa di Messina ma nessuno presenta le caratteristiche di cui parlano il Minasi, il Boccara o  che le voci di popolo hanno tramandato. Molti, con riferimento allo stretto di Messina, vedono un miraggio inferiore e credono si tratti del Fata Morgana ma quest’ultimo è invece un miraggio complesso. In rete, ci sono varie testimonianze di video e foto del fenomeno ma riprese in altre località del mondo, non nei luoghi descritti dalla tradizione normanna dove la Fata Morgana induceva i marinai ad avere visioni di castelli galleggianti per poi attirarli e ucciderli. Ho anche in mente un altro progetto da realizzare con l’isola dirimpettaia della Sicilia, Malta ma anche per questo mi servirà tornare nella mia Sicilia per un lungo periodo.

     

     

    Al di fuori del tuo lavoro astronomico, ritagli del tempo anche per altre attività?

    Ritieni importante la diffusione della cultura scientifica, ti inventi iniziative?

     

    Beh, oltre al tempo per la scuola e per le foto astronomiche, cerco di continuare a coltivare il mio interesse per la Natura e per i giochi di prestigio e per i giochi di logica. Sono tutti strumenti che affluiscono poi nella mia professione.

     

     

     

    Cosa ne pensi dei social? Hai un tuo sito web personale, ma anche una pagina Facebook dove mostri le ultime novità e un canale YouTube con più di 400 iscritti.

     

    Il mio canale Youtube efettivamente conta molti iscritti. In generale trovo che l’avvento dei social abbia molti lati positivi, tantissimi. Tramite i social son venuta in contatto con molte fantastiche persone che ora sono anche diventate amiche.

    Però, spesso, l’uso che se ne fa è, quanto meno, bizzarro. Su Facebook noto ad esempio che a catturare l’attenzione sono soprattutto le foto, la gran parte delle persone si sofferma velocemente per manifestare il proprio “mi piace” con un click, ma non si sofferma sulla lettura del testo di un post, se non molto raramente, soprattutto se un post non riguardi la vita privata di chi lo scrive. Noto che non ci si sofferma sui video. Piace la lettura veloce e superficiale delle cose ma non si può raggiungere alcuna conoscenza con la sola apposizione dello sguardo su una foto, senza un minimo confronto di pensiero con quel che già conosciamo, senza alcuno scambio con il pensiero altrui. Questo è un vero peccato perché invece potrebbe essere un ottimo strumento di confronto e di conoscenza se solo ognuno di noi facesse dei social un uso differente da quello attuale. D’altro canto anche la TV è scivolata nel baratro del Gossip e dell’interesse passivo e morboso per le vite private altrui. Un vero peccato. Io credo che quando tra mille anni qualche archeologo del futuro vorrà fare una ricerca approfondita su un qualunque argomento di questa epoca attraverso le immagini che residueranno come leggibili (visto la veloce obsolescenza degli standard digitali) sarà per lui davvero un lavoraccio vista l’immensa varietà di foto che abbiamo tutti inserito spudoratamente in rete: troviamo di tutto, dalle pietanze fotografate alle foto delle vacanze con paesaggi di ogni parte del mondo e gli immancabili piedi incrociati in primo piano, per non parlare poi delle immagini taroccate o delle fake news. Troppe immagini e troppe informazioni tra cui districarsi, al punto che prima di raggiungere ciò che cerchi devi sconfiggere bufale, selfie e tutto ciò che ti viene incontro se non si applicano necessari filtri.

     

     

    I tuoi scatti sono la testimonianza della bellezza che ci offre continuamente la Natura e un segno di come è fallace lo sguardo degli esseri umani di oggi, troppo distratti per poter cogliere la bellezza delle cose che li circondano …

     

    Credo che le cose da osservare meglio e che ci possano distrarre dalla distrazione siano davvero infinite. Anche un cercatore di funghi potrebbe accusarmi di essere talmente tanto presa da altro da non accorgermi di camminare per i boschi e calpestare un finferlo. E vale anche per la musica e la percezione dei suoni o per gli odori. Entrare in sintonia con il mondo che ci circonda sarebbe fantastico, accorgersi di tutto, assorti come solo un esperto di meditazione riuscirebbe a fare. Ma sappiamo anche che il modo di vivere della nostra epoca non ce lo permette, abbiamo sempre qualcos’altro da fare e spesso si tratta di qualcosa di imposto da altri. Non ci domandiamo più nemmeno se quel che stiamo facendo sia davvero la cosa che realmente vorremmo fare nel poco tempo che abbiamo a disposizione su questo pianeta.

     

    Mi piace comunque immaginare che la natura abbia donato ai miei occhi e al mio obiettivo questa piccola parte del suo repertorio affinché lo possa mettere a disposizione di chi li sappia apprezzare e sappia stupirsi e possa essere un richiamo per tutti ad assistere ai suoi prossimi spettacoli. Forse qualcosa di me devo pur tradire dai miei scatti. In effetti, per me la Natura non esiste come “cosa” separata dall’esperienza quotidiana. A volte sono lontana dal momento che vivo, un po’ come tutti, e un po’ come tutti sappiamo che così non dovrebbe essere, che dovremmo essere più presenti.

    Ecco, per me fotografare il cielo o la luce o ciò che comunque accade sopra e sotto gli occhi è una forma tutta mia di meditazione, di risveglio dalle distrazioni, mi rammento di essere parte delle cose che ritraggo, anche quando sono dall’altra parte dell’obiettivo.

    Questa cosa diventa tanto più viva in me quanto più colgo che siamo spesso distratti e lontani da quel che ci accade intorno, e spesso lo stupore che suscitano le mie foto è proprio dovuto a questo, a questo distacco tra l’esperienza del vivere ciò che è sotto gli occhi di tutti e quel che io semplicemente riporto all’attenzione, come le fotometeore, alla portata davvero di tutti se solo ogni tanto smettessimo di essere sempre con la mente altrove e in un altro tempo, a rimuginare sul passato o a farci fregare il presente con le ansie per il futuro. Il mio fotografare l’esperienza del presente è strettamente connessa ad altre mie scelte, quali quella del mio rifiuto di servirmi degli animali più di quanto loro non possano servirsi di me. Vale per le persone e per gli animali. Non si tratta solo di essere vegetariani, ma di provare rispetto e amore per i nostri compagni di viaggio nella nostra palla azzurra che attraversa l’Universo senza apparente scopo.

     

     

    Però l’uso massivo delle fotocamere da cellulare ha cambiato il modo di fare fotografia e di vedere la natura:

     

    Nelle foto che vedo sui social vedo tanto cibo, labbra a becco di papera e tante foto che ritraggono il passato con su scritto “bei tempi”. Emerge spesso un lato specifico della c.d. Natura, spesso intesa come la Natura antropocentrica: nutrirsi, riposare e aver nostalgia di un passato in cui si credeva che tutto sommato le cose andassero meglio di oggi, illusione data dal fatto che più ci si allontana nel tempo e più i momenti lontani sembrano diventare preziosi.

     

     

     

    Hai utilizzato qualche tecnica fotografica particolare? Sono tecniche uniche o ci sono possibili variazioni con il soggetto fotografato?

     

    Non ho tecniche particolari se non quelle della fotografia di base, la mia tecnica è l’escogitare una idea, qualcosa che con la tecnica base non sia ancora stato fatto, come ad esempio l’amplitudine sulla linea dell’orizzonte o riprendere il sole e la luna piena in unica inquadratura usando specchi speciali.

     

     

    Fai qualche trattamento alle tue immagini? L’elaborazione le snatura o permette di “leggere” più dettagli? È bello vedere che quasi tutte le tue immagini sono “no Photoshop” …

     

    Se sono “no Photoshop” è dovuto dal fatto che non riesco ad utilizzarlo se non per lo “sviluppo di foto”. Per questo motivo non mi azzardo ancora a utilizzare molto l’astroinseguitore su foto di paesaggio, perché so già che dovrò intervenire con una sorta di “intervento chirurgico”, e siccome so già che non saprò usare il bisturi alla perfezione, preferisco non cimentarmi. Sperò spero di imparare presto e di dedicarmi anche a questo tipo di esposizione. Ho qualche immagine di questo tipo dove il mio intervento è riuscito a far rimanere fedele l’immagine “all’originale”. L’uso invece di Photoshop per apportare migliorie in foto che snaturano l’inquadratura originale, lo trovo scorretto se non dichiarato come forma artistica. Oggi tutto si può fare ma non stravolgere troppo la realtà se non lo si dichiara.

     

    Nelle tue immagini ho sempre visto la ricerca della bellezza estetica e il piacere di mostrare ad altri il fascino del panorama celeste …

     

     

     

    Non ti piacerebbe dedicare tempo anche alla “fotografia notturna”, quella a lunga posa?

     

     

     

    Cosa pensano di te i tuoi studenti e i loro genitori? Sei riuscita a “catturarne” qualcuno alle bellezze del cielo?

     

    Non parlo delle mie passioni ai bambini, il fatto che io ritenga che l’astronomia sia una passione non vorrei che deviasse le loro attitudini. La maestra è per loro un esempio e come tale deve aprire tante finestre, non influenzarli a sporgersi da quelle che piacciono a lei. Non vorrei impedire a un futuro Mozart di appassionarsi di musica solo perché gli ho inculcato quanto invece siano belle le stelle per la sua maestra. Certo è che noto che spesso disegnano il cielo, le stelle, il Sole e capita che i bambini facciano domande a riguardo, ne sono comunque affascinati proprio perché è l’altra parte sconosciuta del mondo e quindi mi dedico con piacere a rispondere alle loro curiosità. Qualche anno fa realizzai una mostra fotografica di fotometeore a San Vito di Cadore e molte colleghe scelsero di portare i propri alunni che poi svilupparono un lavoro a scuola su quel che avevano visto, e questo mi riempì di gioia.

     

     

    Quanti contatti mantieni con altri fotografi del cielo nel mondo?

    Quotidianamente sono in contatto con Dario Giannobile, Giorgia Hofer e Marco Meniero. Ci scambiamo opinioni consigli e foto quasi giornalmente e questo di certo mi ha aiutata molto a crescere, il confronto e lo scambio di opinione sono davvero importanti per una buona riuscita. Giorgia è l’unica che frequento anche di persona, quando vivo in Cadore. Con lei faccio molte uscite fotografiche mentre quando sono in Sicilia mi organizzo con Alessia Scarso.

     

     

     

    Raccontaci un fatto strano o divertente che ti è capitato di notte, sotto le stelle.

    Oppure anche di giorno, mentre osservavi il tramontare del Sole …

     

    Circa 10 anni fa mi trovavo al buio in una “trazzera”, cioè una tipica stradina di campagna spesso senza sbocco, alle prese con il posizionamento della macchina fotografica per riprendere una congiunzione.

    Era inverno, esageratamente imbacuccata come un orso per il freddo che anche in Sicilia in inverno sa dire la sua, in tenuta da “battaglia” che non lasciava trasparire il mio appartenere alla razza umana, men che meno che fossi una donna. D’un tratto vidi alle mie spalle un bagliore che sembrava uscito da quei film dove gli alieni rapiscono i terrestri per fare inenarrabili esperimenti genetici. Pensai di tutto, anche a spaventarmi e la tanta paura non mi consentiva nemmeno di urlare. Pensai tra le tante ipotesi, a cosa raccontare all’alieno per impietosirlo.

    Le luci si fermarono e continuavano a puntarmi, io non riuscivo a vedere nulla se non quel bagliore accecante. I sensi erano tutti sintonizzati verso la direzione di quelle luci e le mie orecchie d’un tratto riconobbero il familiare suono di sportelli di auto difficilmente compatibili con i tipici velivoli provenienti da altre galassie. Una voce maschile mi invitò ad alzare la braccia. Lo feci senza pensarci su, un po’ delusa di non vedere ET farsi strada tra le luci e un po’ spaventata nel ritrovarmi agghindata come l’omino Michelin sotto i riflettori dei carabinieri.

    Ricompostami, per quel che potevo, mi alleggerii di qualche strato di cappelli e sciarpe e cercai di apparire credibile nel rispondere alle loro domande, spiegando che mi trovavo lì per fotografare le stelle, con voce ancora nascosta nel fondo della giugulare per la paura. Poiché non dovrò essere apparsa credibile o sana di mente, stante la situazione per loro inusuale e il mio abbigliamento che non aiutava a darmi un tono, fui invitata a recuperare tutti i miei strumenti, a rientrare in auto e mi scortarono fino a casa. Da allora evitai di muovermi in solitaria e Paolo, il mio ragazzo, ha sempre qualche buon libro da leggere sotto le stelle, mentre io organizzo la mia sessione fotografica.

     

     

     

    Nelle due righe conclusive: il futuro dell’astronomia amatoriale come lo vedi?

    E quello di Marcella Giulia Pace?

     

    L’astronomia amatoriale è sempre in evoluzione e vedremo molte belle immagini, e conto (o spero) che si eleverà anche il gusto medio anche per un livello tecnico minimo nel fare fotografie. Per una fotografa è un po’ triste immaginare che molti bei lavori potranno essere realizzati con un smartphone ma non resta che arrendersi a questo trend. E d’altro canto, se sarà reso più semplice riuscire a fotografare il cielo notturno con strumenti alla portata di tutti, prepariamoci a godere di idee ed immagini sempre più stupefacenti e creative.

     

    Marcella considera la tecnologia solo un fantastico strumento, ma credo comunque che continuerà ad essere una di quelle fotografe affezionate alla reflex così come oggi son presenti fotografi che sono ancora legati a produrre fotografie con l‘analogica, sempre con il naso in su, a stupirsi, a farsi domande, a cercare risposte.

     

     

     

     

     

     

5 comments

  • Sally Gillies

    Good morning! Just saw your magnificent photos of the green flash. Thank you for a beautiful way to begin my Saturday morning!

  • Dawn Kawahara

    Dear Marcella, A navigator friend working with the Vaka Tamauko Project in Hawaii just called to tell me about your post of green flashes. I am particularly interested in a green flash image over ocean, such as the one on your top left composite.
    I’m a Kauai writer/poet who has many interests similar to yours. Right now I am running a competition for a Green Flash photo or painting to be used on a book cover for a soon-to-be-published collection of my “Green Flash” columns over five years. I’m wondering if you would like to enter a photograph. Part of the prize is linking onto my writer’s website that will be launched shortly. This would help to drive people to your site. Let me know how I may send you a copy of the complete guidelines, and thank you for the amazing green flash images, again.

  • Grazie per tutto quello che fai Marcella. Sono un tuo ammiratore e credo che la tua opera oltre ad essere meritoria sia un alito di spiritualità che si posa sulle nostre vite.
    Nel mio piccolo mi diletto di fotografia e da te posso solo imparare.

  • Jay Ouellet

    Great work Marcella acquiring green flashes on Sun, Moon and especially difficult Venus and Mercury.

  • Kathy Arbuckle

    Dear Marcella,

    I am impressed with your photos of the moon illustrating the entire 29.5 days of phases. May I save a copy to my computer to use only for my own personal reference? Your name will remain as part of the image to credit you as the author and copyright holder.

    I wish that I spoke Italian. My paternal grandparents were from Italy and met in America as Italian immigrants, but wanted so much to assimilate into American society that they did not pass the Italian language on to their children.

    Thank you for your beautiful work.

    Kathy Arbuckle

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